I tuoi post su LinkedIn non ottengono visualizzazioni? Ti spieghiamo il motivo.

Nello scorso articolo del blog ti abbiamo spiegato passo dopo passo come creare un profilo su LinkedIn, quando è utile aprire una pagina aziendale, e quali sono gli aspetti da considerare per ottimizzare la tua presenza su questo social network.

Ma c’è un elemento che devi considerare se vuoi farti strada su LinkedIn: l’algoritmo

Tutti pazzi per l’algoritmo! 

Cos’è un algoritmo?
Possiamo semplificare la definizione di algoritmo in questo modo: si tratta di un sistema che codifica i passaggi necessari alla risoluzione di un problema.
Applicato ai social network, l’algoritmo è l’intelligenza artificiale in grado di filtrare gli input – tra cui i milioni di informazioni e contenuti prodotti dagli utenti – per selezionare cosa è meglio mostrare e a chi.
Insomma, è grazie all’algoritmo se i tuoi contatti di primo grado, e non solo, vedono o meno un tuo contenuto sui social. 

E come funziona l’algoritmo di LinkedIn?
Abbiamo raccolto le best practices per realizzare contenuti su LinkedIn in grado di sfruttare le potenzialità dell’algoritmo e ottenere successo con il tuo profilo personale. 

Cominciamo! 

Come ottenere le giuste visualizzazioni su LinkedIn 

Hai pubblicato un post e il numero delle visualizzazioni è molto più basso, o più alto, rispetto al numero dei tuoi contatti su LinkedIn?
Tranquillo, è normale. 

Visualizzazione di un post su Linkedin

L’algoritmo di LinkedIn si attiva non appena pubblichi un contenuto e segue 3 fasi

1. Come prima cosa l’algoritmo di LinkedIn analizza il tuo contenuto e lo cataloga come “valido” o “non valido”.
Ma in che modo riesce a fare questa distinzione? 

Se hai letto attentamente il nostro articolo su come costruire un profilo LinkedIn performante, ti sarai accorto che abbiamo spesso parlato di keyword. Ti abbiamo suggerito di identificare quelle che riguardano la tua professione e di utilizzarle nella descrizione del tuo profilo.
Bene, quelle stesse keyword alimentano l’algoritmo che riesce a comparare le parole chiave che hai usato nel riepilogo, nel sommario, e in altri punti del tuo profilo, con il contenuto testuale del tuo post.
Se l’algoritmo non trova quei termini nel post, allora lo identifica come “spam”.
Ad esempio: sei Mario Rossi e ti occupi di copywriting, ma non hai mai lavorato nel settore travel. Una mattina decidi di scrivere un post su LinkedIn in cui riporti la tua esperienza negativa presso l’albergo a 5 stelle di Cattolica dove hai appena finito di trascorrere le vacanze.
Se non c’è alcuna connessione tra quel contenuto e la tua professionalità, l’algoritmo di LinkedIn probabilmente non mostrerà il post ai tuoi collegamenti – che ti seguono perché sei un Copywriter e dai consigli sulla scrittura, non perché recensisci alberghi. 

2. Nel caso in cui l’algoritmo di LinkedIn etichetti il tuo post come “valido”, allora inizierà a mostrarlo ai tuoi collegamenti di primo grado.
Ma non a tutti, sia chiaro!
I primi a vederlo saranno quei contatti con i quali interagisci di più, in particolar modo quelli a cui commenti i post o con i quali hai avuto conversazioni tramite la messaggistica privata. 

3. Non è finita qui!
Ora che hai superato il primo ostacolo da parte dell’algoritmo di LinkedIn, bisogna vedere se riesci a catturare l’interesse del tuo target.
I consigli, i commenti e le condivisioni da parte dei tuoi collegamenti di primo grado su LinkedIn ti permettono di raggiungere la visibilità presso la rete di secondo grado (ovvero i collegamenti dei tuoi contatti).

Maggiore interazione, maggiore visibilità…e viceversa! 

Ma quali sono le interazioni che l’algoritmo di LinkedIn premia maggiormente?
Prova a pensare a quali interazioni sui tuoi post ti danno un feedback più accurato.
I like e i click possono generare molto rumore per nulla: tanti utenti lasciano un’interazione ai post senza leggere veramente il contenuto, oppure cliccano su un articolo per sbaglio.
Le interazioni preferite dall’algoritmo di LinkedIn sono dunque i commenti, che restituiscono un feedback interessante anche all’autore del post.
Quando scrivi un post su LinkedIn ricordati di inserire una domanda rivolta alla tua audience: in questo modo stimolerai gli utenti a lasciare un commento. 

Quali regole seguire per scrivere un contenuto di successo su LinkedIn? 

Facciamo subito una premessa: non ci sono regole universali per scrivere un contenuto di successo su LinkedIn.
Tuttavia esistono delle accortezze che, se applicate, portano a risultati molto interessanti. 

Una delle domande più frequenti su questo argomento è: quanti post devo pubblicare?
Prova a ragionare in modo diverso e concentrati sulla qualità, non sulla quantità.
Pubblica un numero di post che sia adeguato all’impegno che puoi metterci. Inutile postare un contenuto su LinkedIn scritto di fretta, male, con informazioni non corrette o persino fuori luogo rispetto agli argomenti che di solito tratti.
Molto meglio invece dedicare del tempo ai tuoi contenuti e pubblicarli solo quando hai qualcosa di utile e importante da comunicare al tuo target. 

Un’altra questione ostica riguarda i giorni e la fascia oraria migliori per pubblicare un post. Indubbiamente ci sono dei giorni e delle fasce orarie in cui LinkedIn registra un numero maggiore di utenti connessi. Diversi professionisti, ad esempio, sostengono che i giorni infrasettimanali e le fasce orarie tra le 7 e le 8 del mattino, oppure dopo le 18, abbiano maggior traffico. 

Ma questa non devi considerarla come una regola assoluta! 

È probabile che la tua audience passi più tempo su LinkedIn nei weekend, oppure sia più attiva nelle fasce centrali della giornata. “Come faccio a saperlo?”, ti starai chiedendo.
Semplice: devi testare.
Pubblica i tuoi contenuti in giorni e orari diversi, analizza i risultati e interpreta i dati per capire quali sono i momenti in cui la tua audience è più attiva. 

Meglio chiarire…

Applica il buon senso (e non dire che non te l’avevamo detto!).
Testare orari diversi non significa pubblicare i contenuti alle 3 di notte, quando la tua audience è tra le braccia di Morfeo.
A meno che vivi in Italia, ma comunichi a un target di un Paese molto lontano che ha un fuso orario diverso.
In quel caso ti aggiudichi il titolo di “Cavaliere Oscuro di LinkedIn”, colui che si muove nella notte per scovare nuovi prospect.
No, tranquillo, stavamo solo scherzando!
Basta utilizzare un tool di programmazione social (ce ne sono tanti, ma noi ti segnaliamo questo qui). 

Per quanto riguarda l’eterna lotta tra copy brevi o lunghi, non possiamo ancora affermare che ci sia un vincitore.
Tuttavia nell’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di LinkedIn è stato aggiunto un valore: il tempo di permanenza.
In poche parole l’algoritmo di LinkedIn considera il tempo trascorso da un utente su un contenuto e lo relaziona con la lunghezza dello stesso: se troppo breve, vuol dire che quell’utente non ha trovato il post interessante; se invece il tempo di permanenza corrisponde a quello di lettura del post, allora il contenuto ha suscitato l’interesse della community.
Per questo motivo ti sarà capitato di notare nel feed di LinkedIn post più lunghi, oppure con degli spazi vuoti che separano l’incipit del post dal resto del testo (in modo da allungare il tempo di permanenza). 

Infine, c’è la questione degli hashtag a chiusura di un post.
Quali scegliere?
Considera sempre che l’hashtag genera una via di fuga dal post in quanto è un elemento cliccabile che rimanda a una sezione diversa dal tuo profilo.
Ti suggeriamo di utilizzare hashtag di brand sui quali hai l’esclusiva, oppure le keyword per le quali vuoi essere indicizzato. 

Esempio.

Scomodiamo ancora una volta il nostro amico Mario Rossi: nel suo caso è molto probabile che sul profilo personale di LinkedIn usi l’hashtag #copywriter, mentre per i contenuti della sua pagina aziendale utilizzi #marcorossiacademy

La tua rete su LinkedIn: tra quantità e qualità. 

Prima abbiamo detto che l’interazione è data dalla visibilità e che, come primo step, i post vengono mostrati ad alcuni collegamenti di primo grado. Questo significa che più è ampia la tua rete di contatti e maggiori saranno le visualizzazioni.
Ma perché questa formula dia i risultati sperati, devi lavorare sulla qualità dei collegamenti.
Seleziona con cura i tuoi contatti su LinkedIn: devono essere utenti in target, utili al tuo business e con il quale condividi interessi professionali. Una volta identificati gli utenti con i quali vorresti entrare in contatto, invia la richiesta di collegamento e accompagnala a una nota di presentazione. In attesa di riscontro, valuta anche l’opzione “segui” contatto e inizia ad interagire con i suoi contenuti (ricordati che questo ampia il bacino d’utenza dei tuoi post).
Allo stesso modo, anche tu riceverai richieste di collegamento.
Non commettere però l’errore di accettarle a prescindere: guarda il profilo e cerca di capire se aggiungere quell’utente è per te un valore aggiunto.
Se alla fine decidi di accettare la richiesta, invia un messaggio di benvenuto e inizia a capire in che modo puoi essere d’aiuto.
Ricordati che LinkedIn è un luogo di conversazione e relazione.
Se coltivi questi due aspetti, raccoglierai ottimi risultati per il tuo business. 

Algoritmo di LinkedIn e pagine aziendali: cosa cambia? 

Le best practices per realizzare contenuti su LinkedIn che entrino nelle grazie dell’algoritmo, di cui vi abbiamo parlato finora, fanno riferimento anzitutto ai profili personali. Ma molti di quei consigli sono applicabili anche nella gestione delle pagine aziendali, con la differenza che queste ultime hanno uno strumento in più: l’advertising. Grazie alle sponsorizzate su LinkedIn, puoi mostrare i contenuti della tua pagina aziendale a un bacino di utenza decisamente più ampio rispetto ai follower. Partendo dal presupposto che tu abbia applicato i nostri consigli per l’elaborazione di contenuti in target e validi, con il sistema di advertising puoi puntare ad un’audience molto specifica. La crescita organica della tua pagina aziendale su LinkedIn diventa dunque una conseguenza di una strategia comunicativa e pubblicitaria studiata a tavolino. 

In conclusione… 

LinkedIn è uno strumento e richiede consapevolezza e studio perché il suo utilizzo porti ai risultati sperati. Ora che hai imparato molti aspetti importanti di questa piattaforma, non ti resta che metterti alla prova! 

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